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LA II GUERRA MONDIALE

La Seconda guerra mondiale rappresenta uno dei più grandi punti di frattura nella storia geopolitica contemporanea. Il conflitto iniziato nel 1939 non fu soltanto una guerra combattuta tra potenze rivali per il controllo di territori, risorse e popolazioni. Fu anche il processo attraverso il quale venne distrutto l’antico equilibrio internazionale fondato sulla centralità dell’Europa e venne costruito un nuovo sistema mondiale dominato da due potenze esterne al tradizionale concerto europeo: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Questa divisione non fu soltanto militare.

Per comprendere la storia geopolitica del XX secolo, e in larga misura anche quella del XXI, è quindi necessario comprendere ciò che accadde tra il 1939 e il 1945. La guerra non modificò soltanto le frontiere europee. Modificò la struttura stessa del potere mondiale.

Prima del conflitto, nonostante le devastazioni della Prima guerra mondiale e la crisi degli imperi tradizionali, l’Europa continuava a essere il centro politico, finanziario, coloniale e culturale del sistema internazionale. Gran Bretagna e Francia possedevano vasti imperi coloniali; la Germania, pur sconfitta nel 1918, rimaneva una grande potenza industriale; l’Italia cercava di costruire un proprio spazio imperiale; l’Unione Sovietica rappresentava una potenza continentale in rapida industrializzazione.

Nel 1945, invece, il quadro era completamente diverso.

Gran parte dell’Europa era devastata economicamente e materialmente. Le infrastrutture erano state distrutte, intere città erano state rase al suolo, milioni di persone erano morte o erano state sfollate. Gli Stati europei avevano consumato una parte enorme delle proprie risorse finanziarie e produttive. Al contrario, gli Stati Uniti uscivano dalla guerra con una capacità industriale intatta e una posizione finanziaria straordinariamente rafforzata, mentre l’URSS, pur avendo subito perdite umane e materiali immense, emergeva come la principale potenza terrestre del continente europeo.

La Seconda guerra mondiale fu dunque anche una guerra per la successione geopolitica dell’Europa.

L’Europa prima della Seconda guerra mondiale: il centro del sistema internazionale

Per comprendere la portata della trasformazione del 1945 bisogna ricordare quale fosse la posizione dell’Europa prima della guerra.

Dal XVI secolo in poi, il continente europeo aveva costruito una posizione di straordinaria centralità negli affari mondiali. Prima le monarchie iberiche, poi i Paesi Bassi, la Francia e soprattutto la Gran Bretagna avevano sviluppato una combinazione di potenza navale, commercio internazionale, finanza, colonizzazione e capacità militare che aveva permesso all’Europa di estendere la propria influenza su gran parte del pianeta.

Nel XIX secolo la rivoluzione industriale aveva ulteriormente rafforzato questa posizione.

La Gran Bretagna era diventata la principale potenza marittima e finanziaria mondiale. Londra rappresentava il centro di un gigantesco sistema commerciale e finanziario internazionale. La Francia possedeva un vasto impero coloniale e un importante apparato industriale e finanziario. La Germania, dopo l’unificazione del 1871, era diventata una delle principali potenze industriali del mondo.

L’Europa, dunque, non era semplicemente una regione importante.

Era il cuore del sistema internazionale.

Anche gli Stati Uniti, pur crescendo rapidamente, non avevano ancora assunto il ruolo globale che avrebbero raggiunto dopo il 1945. Washington manteneva ancora una forte componente isolazionista nella propria politica estera.

L’Unione Sovietica, dal canto suo, era una grande potenza continentale ma rimaneva relativamente isolata dal sistema economico occidentale.

La struttura del potere mondiale era quindi ancora prevalentemente europea, anche se già emergevano due giganteschi protagonisti esterni: Stati Uniti e Unione Sovietica.

La Seconda guerra mondiale avrebbe trasformato questa tendenza in una realtà definitiva.

La Prima guerra mondiale aveva indebolito l’Europa, la Seconda la distrusse come centro di potere

In questo senso è importante distinguere tra le due guerre mondiali.

La Prima guerra mondiale aveva certamente indebolito l’Europa. Aveva provocato il crollo degli imperi tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo e aveva trasferito parte del potere finanziario verso gli Stati Uniti.

Ma nel 1918 l’Europa non aveva ancora perso il proprio ruolo centrale.

La Gran Bretagna possedeva ancora un enorme impero.

La Francia controllava vasti territori coloniali.

La Germania, nonostante la sconfitta, manteneva una straordinaria capacità industriale.

La rete finanziaria europea sopravviveva.

Il sistema internazionale rimaneva quindi sostanzialmente centrato sull’Europa.

La Seconda guerra mondiale fu diversa.

Tra il 1939 e il 1945 il continente venne trasformato in un gigantesco campo di battaglia.

La Germania fu distrutta militarmente.

La Francia venne occupata.

La Gran Bretagna uscì vittoriosa ma economicamente esausta.

L’Italia perse il proprio impero e attraversò una devastante guerra civile e militare.

L’Europa orientale finì progressivamente sotto il controllo sovietico.

In altre parole, le potenze europee non possedevano più le risorse necessarie per esercitare autonomamente il ruolo globale che avevano ricoperto nei secoli precedenti.

La guerra aveva creato un vuoto di potere.

Quel vuoto sarebbe stato riempito da Washington e Mosca.

Gli Stati Uniti: dalla periferia al centro dell’ordine mondiale

La trasformazione degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale fu straordinaria.

Quando Washington entrò direttamente nel conflitto nel dicembre 1941, l’economia americana possedeva già una capacità industriale superiore a quella di qualsiasi altra potenza belligerante.

La guerra trasformò questa capacità in una gigantesca macchina produttiva.

Gli Stati Uniti fabbricarono quantità enormi di navi, aerei, carri armati, munizioni, automezzi e altri materiali militari.

L’economia americana non fu devastata dalla guerra sul proprio territorio continentale.

Questo elemento è fondamentale.

Mentre le industrie europee venivano distrutte dai bombardamenti, gli Stati Uniti producevano.

Mentre le infrastrutture europee crollavano, quelle americane rimanevano operative.

Mentre gli Stati europei accumulavano enormi debiti, gli Stati Uniti trasformavano la propria capacità produttiva in potere finanziario e strategico.

Alla fine della guerra, gli Stati Uniti erano diventati una superpotenza con una capacità industriale, militare e finanziaria senza precedenti.

Il Dipartimento di Stato americano osserva che nel 1945 gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica emersero dalla guerra come potenze globali, mentre gran parte dell’Europa e dell’Asia era stata devastata dal conflitto.

Questo è il momento decisivo.

Gli Stati Uniti non erano più semplicemente una grande potenza occidentale.

Erano diventati il principale centro del nuovo ordine internazionale.

Il dollaro e la costruzione del nuovo ordine economico

Il trasferimento del potere non fu soltanto militare.

Fu anche finanziario.

Nel luglio 1944, ancora prima della fine della guerra, gli Stati Uniti guidarono la costruzione del sistema di Bretton Woods, destinato a organizzare l’economia monetaria internazionale del dopoguerra.

Il nuovo sistema conferiva al dollaro un ruolo centrale nei rapporti finanziari internazionali e legava il valore delle altre valute al dollaro, mentre il dollaro era convertibile in oro secondo il nuovo sistema.

Il risultato fu straordinario.

Londra rimaneva un importante centro finanziario, ma il baricentro dell’economia internazionale si spostava verso New York e Washington.

La potenza americana era quindi composta da diversi elementi integrati:

potenza industriale;

potenza navale;

potenza militare;

potenza finanziaria;

controllo di una valuta internazionale centrale;

capacità tecnologica;

accesso a immense risorse energetiche e agricole.

La Seconda guerra mondiale aveva quindi trasformato gli Stati Uniti in qualcosa di molto più grande di una tradizionale potenza nazionale.

Aveva creato il nucleo dell’ordine occidentale postbellico.

L’Unione Sovietica: la grande potenza terrestre dell’Europa

Se gli Stati Uniti emergevano come principale potenza economica e navale, l’Unione Sovietica diventava la principale potenza terrestre del continente europeo.

Il prezzo pagato da Mosca per la vittoria fu però terribile.

L’URSS subì perdite umane e materiali enormi durante la guerra contro la Germania nazista.

Milioni di cittadini sovietici morirono e vaste regioni occidentali dell’Unione furono devastate.

Eppure il conflitto produsse anche un risultato strategico straordinario per Mosca.

L’Armata Rossa avanzò attraverso l’Europa orientale fino a Berlino.

Alla fine della guerra le forze sovietiche occupavano militarmente una vasta parte dell’Europa centrale e orientale.

Questa situazione permise a Stalin di costruire una cintura di Stati politicamente subordinati o allineati all’URSS.

Polonia, Germania orientale, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria entrarono progressivamente nell’orbita sovietica.

L’URSS aveva quindi trasformato la vittoria militare contro la Germania in un gigantesco vantaggio geopolitico.

La guerra aveva dato a Mosca ciò che gli zar non erano mai riusciti a ottenere in modo stabile: una profonda proiezione del potere russo verso il cuore dell’Europa centrale.

La distruzione del vecchio equilibrio europeo

A questo punto emerge la vera importanza geopolitica della Seconda guerra mondiale.

La guerra non aveva prodotto semplicemente due vincitori.

Aveva prodotto due vincitori che occupavano posizioni strutturalmente diverse.

Gli Stati Uniti dominavano l’Occidente dal punto di vista economico, finanziario, industriale e navale.

L’Unione Sovietica dominava una parte enorme dell’Europa orientale e disponeva della più grande forza terrestre del continente.

In mezzo si trovava un’Europa occidentale economicamente devastata e militarmente indebolita.

Il vecchio equilibrio multipolare europeo aveva cessato di esistere.

La diplomazia europea del XIX secolo, fondata sul bilanciamento tra più grandi potenze, apparteneva ormai al passato.

L’Europa non era più il soggetto principale dell’ordine internazionale.

Era diventata il principale teatro della rivalità tra due superpotenze.

Questa è probabilmente la più importante trasformazione geopolitica prodotta dalla Seconda guerra mondiale.

Il Piano Marshall e la ricostruzione dell’Europa occidentale

La ricostruzione economica europea rappresentò uno dei principali strumenti attraverso cui gli Stati Uniti consolidarono la propria posizione.

Nel 1947 il Segretario di Stato George C. Marshall propose il grande programma di aiuti economici noto come Marshall Plan o European Recovery Program.

Il programma aveva una dimensione economica, ma anche una profonda valenza geopolitica.

Gli Stati Uniti compresero che un’Europa occidentale economicamente distrutta sarebbe stata vulnerabile all’instabilità politica e all’espansione dell’influenza comunista.

L’obiettivo era quindi ricostruire le economie europee, rilanciare il commercio e creare condizioni favorevoli alla stabilità politica.

Il Dipartimento di Stato americano sottolinea che il Piano Marshall contribuì alla ricostruzione economica dell’Europa e favorì l’integrazione economica europea e una nuova concezione degli interessi condivisi tra Europa e Stati Uniti.

Il piano ebbe dunque una doppia funzione.

Da una parte ricostruì.

Dall’altra integrò l’Europa occidentale dentro il sistema economico e strategico americano.

Questo rappresentò un passaggio fondamentale.

L’Europa non recuperò la propria vecchia indipendenza geopolitica.

Recuperò prosperità all’interno di un nuovo sistema atlantico.

La nascita della NATO e la subordinazione strategica dell’Europa occidentale

Il processo si completò con la costruzione dell’alleanza militare occidentale.

Nel 1949 nacque la NATO, organizzazione creata dagli Stati Uniti, dal Canada e da diversi Stati dell’Europa occidentale per garantire la sicurezza collettiva di fronte alla minaccia sovietica.

La nascita dell’Alleanza Atlantica ebbe un significato storico straordinario.

Prima del 1945, gli Stati Uniti avevano tradizionalmente evitato alleanze militari permanenti in Europa.

Dopo la guerra, Washington comprese invece che la sicurezza americana era ormai direttamente collegata alla sicurezza europea.

NATO e Piano Marshall formarono così due pilastri complementari del nuovo ordine occidentale.

La NATO forniva sicurezza.

Il Piano Marshall forniva la ricostruzione economica.

Insieme crearono una struttura nella quale l’Europa occidentale poteva ricostruire la propria ricchezza sotto la protezione strategica degli Stati Uniti.

La NATO stessa ha successivamente descritto il Piano Marshall e l’Alleanza come elementi complementari del progetto di ricostruzione e integrazione euro-atlantica.

Questo non significa che l’Europa fosse semplicemente una colonia americana.

Gli Stati europei mantennero sovranità politica e istituzioni proprie.

Ma il centro della sicurezza strategica si era spostato fuori dall’Europa.

Questo rappresentava una novità storica.

L’Europa orientale e la nascita del blocco sovietico

Parallelamente, nell’Europa orientale prendeva forma un sistema completamente diverso.

L’Unione Sovietica impose progressivamente la propria influenza politica e militare sugli Stati liberati dall’Armata Rossa.

Il sistema socialista dell’Europa orientale venne integrato politicamente, economicamente e militarmente con Mosca.

La divisione dell’Europa divenne quindi strutturale.

A Occidente vi era un sistema legato agli Stati Uniti.

A Oriente un sistema dominato dall’URSS.

La successiva creazione del Patto di Varsavia nel 1955 rese istituzionale questa divisione.

La NATO considera l’espansione del potere sovietico nell’Europa orientale dopo il 1945 uno dei fattori fondamentali che portarono alla nascita dell’Alleanza Atlantica.

L’Europa era quindi diventata la linea di frattura principale della nuova politica mondiale.

Berlino: il simbolo del trasferimento della sovranità geopolitica

Nessun luogo rappresenta meglio questa trasformazione di Berlino.

La capitale tedesca era collocata all’interno della zona di occupazione sovietica, ma venne suddivisa in settori controllati da sovietici, americani, britannici e francesi.

Berlino divenne rapidamente il principale punto di tensione tra le due superpotenze.

Nel 1948 il blocco sovietico di Berlino Ovest provocò una delle prime grandi crisi della Guerra Fredda.

Gli Stati Uniti e gli alleati occidentali risposero con il gigantesco ponte aereo di Berlino, rifornendo la città dall’aria.

La crisi dimostrò che la Germania e l’Europa non erano più semplicemente questioni interne alle potenze europee.

Erano diventate il cuore dello scontro strategico tra Washington e Mosca.

Nel 1949 nasceva la NATO.

Nel 1949 veniva fondata la Repubblica Federale Tedesca.

Nello stesso anno nasceva la Repubblica Democratica Tedesca.

L’Europa si stava definitivamente dividendo lungo una linea geopolitica che avrebbe resistito per oltre quattro decenni.

Il trasferimento del potere dall’Europa agli Stati Uniti

È possibile quindi individuare diversi livelli nel trasferimento del potere dall’Europa agli Stati Uniti.

Il primo è finanziario.

New York e il dollaro sostituirono progressivamente Londra e la sterlina al vertice del sistema monetario internazionale.

Il secondo è militare.

Gli Stati Uniti mantennero forze armate permanenti in Europa e assunsero la funzione di principale garante della sicurezza dell’Europa occidentale.

Il terzo è tecnologico e industriale.

Gli Stati Uniti disponevano di una capacità produttiva e scientifica superiore a quella dei paesi europei usciti dalla guerra.

Il quarto è geopolitico.

Le grandi decisioni sulla sicurezza dell’Europa occidentale vennero sempre più integrate nella strategia globale americana.

Questo non significa che le potenze europee smisero di avere interessi propri.

Significa che la loro capacità di perseguirli autonomamente si ridusse drasticamente.

La Gran Bretagna, in particolare, cercò per qualche tempo di preservare un ruolo mondiale indipendente.

Ma l’impero britannico era già finanziariamente indebolito.

La crisi di Suez del 1956 avrebbe dimostrato in maniera drammatica quanto la capacità britannica di agire autonomamente fosse ormai limitata rispetto agli Stati Uniti.

Il trasferimento del potere dall’Europa all’URSS

Il trasferimento di potere verso l’URSS fu di natura diversa.

Mosca non disponeva della forza finanziaria americana né di una rete commerciale globale paragonabile a quella occidentale.

Ma possedeva qualcosa di altrettanto importante: la superiorità militare terrestre nell’Europa orientale.

L’URSS uscì dalla guerra con un’enorme profondità strategica.

Tra i propri confini e il cuore della Russia europea si trovavano ormai una serie di Stati satelliti.

Questo consentiva a Mosca di proteggere il proprio territorio da una futura invasione proveniente dall’Europa occidentale.

La memoria dell’invasione napoleonica e soprattutto quella dell’invasione tedesca del 1941 condizionarono profondamente la strategia sovietica.

La creazione del blocco orientale non era quindi soltanto uno strumento ideologico.

Era anche una strategia di sicurezza territoriale.

Allo stesso tempo, però, l’espansione sovietica trasformò profondamente la struttura geopolitica dell’Europa.

La Russia, che per secoli era stata una delle grandi potenze europee, diventava ora il centro di un sistema politico e militare che si estendeva dall’Europa centrale fino all’Estremo Oriente.

La Guerra Fredda come conseguenza della Seconda guerra mondiale

La Guerra Fredda non può quindi essere considerata un fenomeno separato dalla Seconda guerra mondiale.

Essa fu, in larga misura, la conseguenza diretta della configurazione geopolitica prodotta nel 1945.

La Germania era sconfitta.

L’Europa era divisa.

Gli Stati Uniti avevano costruito una presenza permanente in Europa.

L’URSS dominava l’Europa orientale.

Le due superpotenze possedevano ideologie incompatibili e interessi strategici divergenti.

Il Dipartimento di Stato americano osserva che entro il 1947 la cooperazione tra Washington e Mosca era sostanzialmente crollata e che gli Stati Uniti iniziarono una politica di contenimento dell’espansione sovietica.

La guerra contro l’Asse aveva quindi lasciato il posto a un’altra forma di confronto.

Non più una guerra tra molte potenze europee.

Ma un confronto globale tra due sistemi di potere.

La fine dell’Europa come soggetto geopolitico autonomo

Forse la conseguenza più profonda della Seconda guerra mondiale fu proprio questa: l’Europa perse la propria centralità geopolitica autonoma.

Ciò non significa che l’Europa scomparve.

Al contrario, l’Europa occidentale avrebbe vissuto dopo il 1945 uno dei periodi più importanti di crescita economica, stabilità politica e sviluppo sociale della propria storia.

Ma tale rinascita avvenne in un contesto completamente nuovo.

La sicurezza europea dipendeva dagli Stati Uniti.

La metà orientale del continente dipendeva dall’URSS.

Gli Stati europei non erano più in grado di determinare da soli gli equilibri militari mondiali.

Questo rappresentava una rottura storica straordinaria.

Per quasi cinque secoli le potenze europee avevano combattuto per il dominio del mondo.

Dopo il 1945, il destino dell’Europa veniva deciso in misura crescente da due potenze che si trovavano al di fuori della tradizionale struttura europea.

La decolonizzazione e la definitiva fine del sistema europeo

La perdita di potere europeo non si limitò al continente.

Dopo il 1945 iniziò anche il rapido processo di decolonizzazione.

Gran Bretagna e Francia non disponevano più delle risorse necessarie per mantenere intatti i propri imperi.

I movimenti nazionalisti asiatici e africani acquisirono forza.

Gli Stati Uniti, pur perseguendo propri interessi strategici, non erano interessati a ricostruire semplicemente il vecchio sistema coloniale europeo.

L’URSS, dal canto suo, cercava di sfruttare politicamente e ideologicamente i processi anticoloniali.

Il risultato fu la progressiva dissoluzione degli imperi coloniali europei.

India, Indonesia, molte regioni africane e numerosi territori del Medio Oriente conquistarono l’indipendenza.

La seconda metà del XX secolo fu quindi caratterizzata da una doppia trasformazione.

Da una parte la bipolarizzazione del mondo tra USA e URSS.

Dall’altra la nascita di decine di nuovi Stati indipendenti.

L’Europa cessava definitivamente di essere il centro indiscusso del mondo.

L’integrazione europea come risposta al trauma della guerra

Esiste però un’altra conseguenza fondamentale della Seconda guerra mondiale.

La devastazione del continente convinse una parte delle élite europee che il vecchio sistema fondato sulla rivalità tra Stati nazionali doveva essere superato.

Da qui nacque il processo di integrazione europea.

La creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nel 1951 e successivamente della Comunità Economica Europea nel 1957 rappresentò il tentativo di rendere materialmente più difficile un nuovo conflitto tra Francia e Germania.

Questo processo non sarebbe stato possibile senza la nuova struttura geopolitica creata dalla guerra.

La pace interna all’Europa occidentale divenne una priorità.

La sicurezza militare veniva garantita dall’ombrello americano.

La cooperazione economica contribuiva a ricostruire la prosperità.

Il sistema europeo del dopoguerra nasceva quindi da una combinazione particolare di integrazione continentale e protezione americana.

Un nuovo equilibrio fondato sulla bipolarità

Dal 1945 agli anni Ottanta il sistema internazionale fu quindi caratterizzato da una struttura sostanzialmente bipolare.

Gli Stati Uniti dominavano il blocco occidentale.

L’Unione Sovietica dominava il blocco orientale.

L’Europa era divisa tra i due.

La Germania era divisa.

Berlino era divisa.

Il continente rappresentava il principale fronte strategico della Guerra Fredda.

La NATO divenne il pilastro della sicurezza occidentale, mentre il Patto di Varsavia consolidò militarmente il blocco orientale.

Fu anche:

economica;

ideologica;

tecnologica;

politica;

culturale.

A Occidente prevaleva l’economia di mercato.

A Oriente dominava l’economia pianificata.

L’Europa era diventata la manifestazione territoriale della competizione tra due modelli globali.

Il significato storico della Seconda guerra mondiale

La Seconda guerra mondiale deve quindi essere interpretata come un momento di transizione geopolitica globale.

Il conflitto distrusse il vecchio sistema europeo e creò le condizioni per la nascita di un ordine dominato da due superpotenze.

Gli Stati Uniti ereditarono gran parte della funzione economica e finanziaria precedentemente esercitata dalle potenze europee.

L’URSS ereditò, in larga misura, il ruolo della principale potenza terrestre dell’Europa orientale e divenne un concorrente diretto degli Stati Uniti.

L’Europa, pur recuperando rapidamente il proprio benessere economico, non recuperò completamente la propria autonomia strategica.

Questa contraddizione caratterizzerà tutta la seconda metà del XX secolo.

L’Europa diventava ricca.

Ma non tornava a essere pienamente autonoma.

L’Europa diventava integrata.

Ma sotto un sistema di sicurezza garantito principalmente dagli Stati Uniti in Occidente.

L’Europa cresceva.

Ma il suo peso geopolitico relativo diminuiva rispetto alle due superpotenze.

Dalla Guerra Fredda alla nuova geopolitica mondiale

La struttura bipolare nata dalla Seconda guerra mondiale sarebbe sopravvissuta fino al 1991.

Il crollo dell’Unione Sovietica sembrò inizialmente segnare la vittoria definitiva del modello americano.

Ma la storia successiva avrebbe dimostrato che il 1945 non aveva semplicemente creato un mondo dominato dagli Stati Uniti.

Aveva anche contribuito alla nascita di un sistema internazionale nel quale nuove potenze avrebbero potuto emergere.

L’economia mondiale si sarebbe progressivamente globalizzata.

La Cina avrebbe utilizzato le opportunità offerte dall’apertura commerciale per costruire una potenza industriale straordinaria.

L’Europa avrebbe creato un mercato unico e una moneta comune, ma senza realizzare pienamente un sistema politico e militare federale.

La Russia avrebbe recuperato progressivamente parte del peso geopolitico perso dopo il 1991.

Il XXI secolo avrebbe quindi iniziato a mettere in discussione l’ordine costruito nel 1945.

Ma per comprenderne la logica è necessario ricordare proprio la Seconda guerra mondiale.

Conclusione: il 1945 come spartiacque della storia geopolitica

La Seconda guerra mondiale fu molto più di una gigantesca guerra europea.

Fu il conflitto che trasformò definitivamente la struttura del potere mondiale.

Prima del 1939, nonostante le ferite della Prima guerra mondiale, l’Europa rimaneva ancora il centro politico, economico e coloniale del pianeta.

Dopo il 1945, questa centralità era finita.

Il continente era devastato.

Le sue maggiori potenze erano indebolite.

Gli imperi coloniali stavano rapidamente dissolvendosi.

Le risorse finanziarie europee erano drasticamente ridotte.

A emergere furono due superpotenze.

Gli Stati Uniti divennero il principale centro finanziario, industriale, tecnologico e militare del mondo occidentale. Il dollaro assunse una posizione centrale nel nuovo sistema monetario internazionale. Il Piano Marshall contribuì a ricostruire l’Europa occidentale e allo stesso tempo a integrarla nel sistema economico atlantico. La NATO trasformò gli Stati Uniti nel principale garante della sicurezza dell’Europa occidentale.

L’Unione Sovietica, invece, uscì dalla guerra come principale potenza terrestre europea. L’occupazione militare dell’Europa orientale consentì a Mosca di costruire un blocco politico e strategico che avrebbe costituito il principale antagonista degli Stati Uniti per quasi mezzo secolo. La divisione dell’Europa e la successiva nascita del sistema NATO-Patto di Varsavia trasformarono il continente nel principale teatro della Guerra Fredda.

L’Europa non scomparve.

Anzi, l’Europa occidentale avrebbe conosciuto una straordinaria rinascita economica.

Ma il significato geopolitico di questa rinascita era completamente diverso da quello precedente.

L’Europa non era più il soggetto che controllava il mondo.

Era diventata un campo strategico nel confronto tra due superpotenze globali.

La Gran Bretagna non era più in grado di sostenere autonomamente il proprio impero.

La Francia non poteva più esercitare una politica mondiale comparabile a quella precedente.

La Germania era divisa e occupata.

L’Italia era uscita distrutta dal conflitto.

L’Europa orientale era entrata nell’orbita sovietica.

L’Europa occidentale era entrata nel sistema atlantico.

Questa fu la vera rivoluzione geopolitica del 1945.

La translatio imperii non avvenne attraverso un singolo trattato o una singola battaglia.

Avvenne attraverso la distruzione materiale, finanziaria e demografica del continente europeo e la contemporanea crescita della potenza industriale americana e della potenza militare sovietica.

La Seconda guerra mondiale, in questo senso, può essere considerata il grande spartiacque tra due epoche.

Prima del 1945, l’Europa dominava il sistema mondiale. Dopo il 1945, Stati Uniti e Unione Sovietica dominarono l’Europa.

È difficile immaginare una formula più efficace per sintetizzare la trasformazione geopolitica del XX secolo.

E proprio per questo la Seconda guerra mondiale continua a essere indispensabile per comprendere non soltanto la Guerra Fredda, ma anche la successiva costruzione dell’Unione Europea, il ruolo internazionale degli Stati Uniti, la storia della Russia e le tensioni geopolitiche che ancora oggi attraversano il continente.

Il 1945 non fu semplicemente la fine di una guerra.

Fu la fine dell’Europa come centro autonomo della politica mondiale e l’inizio dell’era delle superpotenze.